Perché il nostro Centro Estivo (che la norma chiama Centro Ricreativo Diurno – CRD) costa di più della scuola dell’infanzia?

Questa è una domanda che molte famiglie si pongono, soprattutto con l’arrivo dell’estate, quando si presenta la necessità di organizzare la gestione dei figli durante la chiusura delle scuole. È una domanda legittima, che merita una risposta chiara.

Il CRD, ovvero Centro Ricreativo Diurno per la nostra associazione meglio noto come “una vacanza in città” , non è un “normale tempo scuola”, ma un’attività completamente diversa con una gestione normativa e organizzativa differente rispetto alla scuola dell’infanzia che ,da calendario di Regione Lombardia, si conclude sempre alla fine di Giugno. Infatti, secondo le normative vigenti della Regione Lombardia ( Normativa RL 11496/2010, il CRD è soggetto a parametri molto più rigidi rispetto a quelli previsti per la scuola dell’infanzia, soprattutto per quanto riguarda il rapporto numerico tra personale e bambini: parliamo di un rapporto di 1 adulto ogni 15 bambini, quasi il doppio rispetto alla scuola. Questo implica un investimento significativo in termini di risorse umane e organizzative che se da una parte garantisce un livello di qualità alto, dall’altra incide sul costo del personale.

Inoltre, a differenza della scuola dell’infanzia, i CRD non beneficiano di alcun contributo pubblico. Di conseguenza, l’intero costo di gestione – composto per circa l’80% da spese per il personale, a cui si aggiungono utenze, materiali e costi amministrativi – ricade interamente sulle famiglie.

Il problema, però, è sistemico: finché il sistema scolastico nazionale continuerà a prevedere la chiusura delle scuole già a giugno, sarà inevitabile che si chieda alle famiglie – spesso in collaborazione con enti del terzo settore o realtà private – di organizzarsi autonomamente per la cura dei figli. E questo significa, di fatto, scaricare su di loro costi che non tutte le famiglie possono permettersi.

Sarebbe dunque auspicabile che, così come durante l’anno vengono previsti incentivi per favorire la conciliazione casa-lavoro attraverso i bonus INPS per nidi e sezioni primavera, venisse stabilito anche un bonus centri estivi, che contribuisca alle spese sostenute dalle famiglie. Proprio come era accaduto nell’estate segnata dal Covid.

Come scuole non pretendiamo un servizio gratuito – siamo ben consapevoli di quanto ciò sia utopico, seppur sarebbe un diritto – ma crediamo sia necessario e doveroso introdurre in modo strutturale una misura economica che alleggerisca, almeno in parte, il carico sulle famiglie.

Siamo pienamente consapevoli della gravità di questa situazione, che riteniamo profondamente ingiusta. Per questo, continuiamo a fare tutto il possibile per contenerne l’impatto sulle famiglie, pur nei limiti imposti.

Questo non cambia certo la portata del problema — che resta strutturale e urgente — ma almeno chiarisce che non si tratta di una scelta arbitraria o di interesse economico: c’è una motivazione reale, concreta e normativa che sta alla base di certe cifre. Ci auguriamo che questa condivisione di fatica e contesto possa essere accolta e compresa dalle famiglie.